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Umorismo
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L'mwbqumorismo è la capacità intellettuale di affrontare con allegria le mwbgcontraddizioni e notare il lato comico, ridicolo o mwbwassurdo di certi aspetti della mwcarealtà. Si basa spesso sull'mwcqironia e viene utilizzato nella mwcgsatira, negli mwcwaneddoti, nelle mwdacommedie e nelle mwdqbarzellette.

Contents

Note

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Interpretazioni antropologiche e filosofiche

La parola umorismo deriva dal mweqlatino mweghumor o mwewumor -oris (umidità, liquido), che si avvicina al mwfagreco mwfqyg-ròs (bagnato, umido), e sembra quindi derivare il suo significato dalle teorie della mwfgmedicina ippocratica, che attribuiva a dei fluidi (umori appunto) l'influenza sulla salute e l'indole degli uomini.cite-ref-1[1] L'essenza dell'umorismo, così come è stata delineata, seppur nell'originalità e differenziazione delle rispettive interpretazioni dai diversi studiosi (filosofi, medici, scrittori), risiede proprio in questo legame con l'mwgwemotività, con l'interiorità più atavica ed istintuale dell'uomo; un carattere distintivo di ciò che è umano dunque. «Il genere umano non si è accontentato di godere della comicità quando l'ha incontrata nel corso della propria esperienza; ha anche cercato di provocarla intenzionalmente. e possiamo apprendere di più sulla natura della comicità se studiamo i mezzi che servono per mwharendere comiche le cose».cite-ref-2[2]«Per mettere a fuoco la questione si può ricordare come la storia del riso tracciata da mwiqBachtin nel suo libro su Rabelais, sia la storia di proscrizioni compiute dalla cultura delle classi alte, contro un'attitudine alla parodia generalizzata che mal si concilia con il sapere assertivo e teologico dell'arte occidentale».cite-ref-3[3]

Benché l'umorismo sia una componente da sempre presente nella letteratura e nelle società umane, uno studio sistematico sulle sue caratteristiche storiche, strutturali e psicologiche ha preso avvio solo all'inizio del mwjwXX secolo.

Il comico di Emerson

mwkwRalph Waldo Emerson espresse la sua teoria del comico nel saggio mwlaThe Comiccite-ref-4[4], dove cercò di perfezionare la teoria di mwmqAristotele, per cui il ridicolo sarebbe «ciò che è fuori tempo e fuori luogo, senza pericolo» (con 'pericolo' ci sarebbe il 'tragico'). Dice mwmgEmerson: «L'essenza di ogni barzelletta, di ogni commedia, sembra essere un onesto o benintenzionato esser mezzi e mezzi [mwmwhalfness]; una non-esecuzione di ciò che si pretendeva di eseguire, mentre uno a gran voce dà a vedere che farà una notevole performance. L'ostacolo posto all'intelletto, l'aspettativa frustrata, la rottura della continuità nell'intelletto, è commedia; e si annuncia fisicamente nei piacevoli spasmi che chiamiamo risata.» Ricordando vagamente il mwnadadaismo di mwnqDuchamp, mwngEmerson disse inoltre: «Separate qualunque oggetto, come un particolare uomo, un cavallo, una rapa, un barile di farina, un ombrello, dalla connessione delle cose, e contemplateli da soli, stando lì nell'assoluta natura, e tutt'a un tratto divengono comici; nessuna qualità utile, rispettabile, può salvarli dal ridicolo.»

L'essenza del comico sta nella "falsità" dell'uomo che «si arrende alla sua apparenza; come se un uomo si dimenticasse completamente di sé per trattare la sua ombra sul muro con segni di infinito rispetto». Il comico è quindi nella percezione (specie se improvvisa e inaspettata) del "mezzo uomo", dell'uomo incompleto che fino a un momento prima si credeva uomo e maturo, e rispettabile. E con la finezza delle sue ampie visioni, Emerson offre un'occhiata sull'intrinseca comicità dell'intera nostra condizione: «Non facciamo nulla che non sia risibile ogni volta che lasciamo il nostro sentimento spontaneo. Tutti i nostri piani, le nostre amministrazioni, le nostre case, i nostri poemi, se paragonati alla saggezza e all'amore che l'uomo rappresenta, sono egualmente imperfetti e ridicoli».

Il riso di Bergson

Fondamentale è stato il contributo di mwowHenri Bergson con il suo saggio mwpaIl riso. Saggio sul significato del comico (mwpq1900). Il filosofo francese apre la sua riflessione con una serie di considerazioni generali sul comico: innanzitutto nota che «Non vi è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano»; anche quando l'oggetto del comico non è una persona, tuttavia ciò che suscita il riso è un aspetto di quell'oggetto o animale che richiama alla mente atteggiamenti e situazioni umane (pensiamo ad un burattino). In secondo luogo, l'apprezzamento della situazione comica prevede «qualcosa come un'anestesia momentanea del cuore»: l'mwpgempatia, l'identificazione con la persona oggetto del riso è bandita. Infine, è facile constatare che «Il mwpwriso cela sempre un pensiero nascosto di intesa, direi quasi di complicità, con altre persone che ridono, reali o immaginarie che siano». Da queste tre considerazioni risulta un'idea chiara della funzione della comicità: essa risponde a determinate esigenze sociali. In particolare, Bergson vede il comico come una sorta di "castigo sociale" con cui la comunità (intesa come mwqaspecie) individua, respinge e corregge una serie di comportamenti percepiti come contrari allo "mwqqslancio vitale" con cui si identifica la vita stessa (e qui risiede il legame profondo tra la definizione di comico ed il resto della riflessione filosofica di Bergson).

Questi comportamenti sono quelli meccanici («Ridiamo tutte le volte che una persona ci dà l'impressione di una cosa»), monotoni che, nell'aderire cieco alla regola, non sanno cogliere - ed anzi soffocano - la fluidità, l'intrinseca libertà autocreatrice della vita. È questo impulso spontaneo, stimolo ad una continua evoluzione creatrice, a permettere il superamento, in forme sempre nuove ed originali, degli ostacoli che ci si trova davanti; in questo senso, il riso corregge quei comportamenti che metterebbero in pericolo la sopravvivenza della specie. Ad esempio, la storiella in cui un deputato, interpellando il ministro su un assassinio famoso, rammenta che il colpevole, dopo aver ucciso la vittima, è sceso dal treno in senso contrario alla sua direzione ed ha così violato il regolamento, è comica perché nel deputato l'adesione alla regola ha soffocato la comprensione della vita.

L'umorismo di Pirandello

Al saggio mwsaL'Umorismo del mwsq1908, posteriore dunque a quello di Bergson da cui risulta parzialmente influenzato, mwsgPirandello ha lavorato dal mwsw1904, anno di pubblicazione di mwtamwtqIl fu Mattia Pascal. Le due opere (il romanzo ed il saggio) sono espressione di un'unica maturazione artistica ed esistenziale che ha coinvolto lo scrittore siciliano all'inizio del Novecento e che vede come centrale proprio la mwtgpoetica dell'umorismo. L'originalità di questa concezione sta nella distinzione tra "comico" ed "umoristico" in senso stretto; se il primo viene inteso come «avvertimento del contrario», quindi come pura intuizione di una contraddizione (e qui sta l'eco di Bergson), l'umorismo è inteso come «sentimento del contrario», l'elaborazione razionale e successiva del comico, una riflessione che porta ad un sentimento di identificazione e compassione nei confronti della persona di cui ci si prende gioco.

Tale sentimento ha le sue radici nella natura del "contrario" analizzato dall'umorista: anche qui si tratta del conflitto tra la forza profonda della mwuavita e le cristallizzazioni della mwuqforma; tuttavia qui la vita appare irrimediabilmente soffocata dalla forma, incarnata dall'ideologia, dalle convenzioni, dalle leggi civili e dal meccanismo stesso della vita associata. Anche Bergson aveva notato che «proprio come la vita dello spirito può essere ostacolata nel suo realizzarsi dalle esigenze della macchina corporea, così la forma della vita sociale può soffocarne il senso», ma per Pirandello questo soffocamento è intrinseco e strutturale nella vita associata. D'altronde lo stesso "slancio" che permea la vita ha perso le connotazioni positive dello mwugspiritualismo francese, per assomigliare più ad un caos cieco ed oscuro, più vicino alle concezioni irrazionaliste di fine Ottocento ed alla caratterizzazione dell'mwuwinconscio.

La "meccanizzazione" dunque non è più l'anomalia sociale da correggere, ma l'autoinganno con cui l'uomo cerca di dare un senso all'informità della vita; in particolare, nel rapporto con gli altri l'autoinganno prende la forma della 'maschera', dell'(auto) imposizione del soggetto di un'identità fissa e predefinita dai valori morali e culturali, un'identità necessariamente percepita come estranea ed inautentica. Ecco allora che sottolineare questi autoinganni, descrivere l'erompere saltuario della vita dalla forma significa partecipare del dramma dell'uomo, combattuto tra bisogno di certezze e il bisogno di aderire alla realtà autentica della vita: il "sentimento del contrario" è paragonato al dio mwvqGiano bifronte, in quanto è riso e pianto insieme.cite-ref-5[5]

Il motto di spirito di Freud

Ne mwxqmwxgIl motto di spirito (mwxw1905), la riflessione di mwyaFreud si distingue dalle precedenti perché, più che definire l'approccio alla realtà che è espresso nell'umorismo, mira a descrivere i meccanismi psichici che ne sono alla base - meccanismi che Freud allaccia alla teoria psicoanalitica; lo studio si limita inoltre alle manifestazioni verbali del comico. Quest'ultimo è visto come meccanismo comunicativo che permette al soggetto di esprimere i contenuti dell'inconscio, solitamente repressi, in modo non traumatico o aggressivo per l'interlocutore. La capacità di "far passare" questi contenuti (riconducibili all'istinto sessuale ed all'aggressività) eludendo la censura del mwyqSuper-io è resa possibile da un lavoro che il soggetto inconsapevolmente attua al fine di mascherare questa carica psichica all'interno del motto di spirito; l'insieme di queste regole di codificazione, detto processo primario, include il doppio senso, la condensazione, lo spostamento: processo rintracciabile anche in quell'appagamento di un desiderio frustrato che è il sogno, e non a caso per Freud l'umorista «sogna ad occhi aperti».

Il piacere associato al riso è riconducibile proprio a questo risparmio di energia psichica: non solo il soggetto è riuscito a comunicare al suo interlocutore la propria carica psichica, ma è riuscito a farlo evitando gli affetti penosi che avrebbero turbato la comunicazione qualora la censura del Super-io fosse stata violata apertamente.

Bagatella di condanna di Croce

mwzwNazareno Padellaro in un suo lavoro riguardante la comicità nel mwaaManzoni, dopo avere disquisito sul gesto, che in assenza di movimento può diventare caricatura laddove l'azione ne impedirebbe la manifestazione, riporta questa condanna dell'umorismo da parte mwaqBenedetto Croce, tratta dal suo saggio su Shakespeare: «Umorismo; parola che si evita tanto è incerta di significato e di poco uso per determinare i profondi moti spirituali»cite-ref-6[6]

Stili e tecniche

• mwcqVerbali

• mwdaAllusione
• mwdgAnticlimax
• mweaBarzelletta
• mwegEntimema
• Freddura
• Grottesco
• mwgaImitazione
• mwggIperbole
• mwhaIronia
• mwhgNon sequitur
• mwiaOssimoro
• mwigParadosso, come le mwiwleggi di Murphy
• mwjwParodia
• mwkqParonomasia
• mwkwSarcasmo
• mwlqSatira, si distingue nettamente dall'humour. «L'umorista corre con la lepre, il satirico insegue coi cani» mwlgRonald Knoxcite-ref-7[7]
• mwnaSillessi
• mwngStereotipo, come le barzellette sulle bionde, sugli avvocati, sui Carabinieri.
• mwoaSuoni comici o parole intrinsecamente buffe la cui pronuncia ha suoni che le rendono divertenti in una lingua

• mwpaNon verbali

• mwpwCaricatura
• mwqqMaschera
• mwqwMimica
• mwrqTravestimento
• Umorismo involontario

Umorismo demenziale

È l'umorismo in cui l'oggetto comico è l'autore stesso, che erra nella costruzione della fabula. L'errore comico può avvenire nel passaggio inopportuno tra contesti diversi, generi diversi, significati diversi di una data unità narrativa, o perfino nella presentazione di una battuta comica eccessivamente scontata.

Non va confuso con la mwswParodia, che in casi simili mette alla berlina le convenzioni di genere. L'mwtaumorismo demenziale si basa sull'applicazione sbagliata di queste convenzioni.

Il critico mwtgGuido Almansi lo definì mwtwUmorismo scemo riferendosi all'opera di mwuaAchille Campanile e in effetti, per quanto sia apparsa sulla scena letteraria e dello spettacolo solo nel corso del XX secolo, è una delle forme più innate di comicità conviviale: "fare lo scemo".

In modo analogo alla classica distinzione tra autore e narratore, l'autore oggetto comico è ovviamente distinto dall'autore reale: chi ascolta è consapevole che l'ottusità del primo è proporzionale all'abilità del secondo. Per questo motivo l'umorismo demenziale è mwugautoreferente e, a dispetto del nome, implica una discreta attività intellettuale per apprezzare e non confondere i diversi piani di rappresentazione.

Esempi illustri nell'uso di questa tecnica sono il già citato Achille Campanile, il film mwvamwvqHellzapoppin', i mwvgmwvwMonty Python e i film del trio mwwaZucker-Abrahams-Zucker. Da sottolineare che, nell'arte scenica, il ruolo di autore oggetto comico può estendersi all'attore e a chiunque dello staff coinvolto nella rappresentazione.

Umorismo surreale

Il mwwwsurreale è una forma di umorismo basata su giustapposizioni mwxabizzarre, situazioni assurde e la logica del mwxqnonsense. Le situazioni bizzarre possono essere varie, dall'esagerazione di aspetti reali (es: «un uomo chiamato toffiees aveva un naso così lungo ma così lungo che non poteva soffiarsi il naso, un giorno...»), all'invenzione di aspetti reali completamente ignoti o inesistenti (es: «un giorno un professore di nome Enrico scoprì un nuovo tipo di elemento chimico, il mixino, che con il semplice strofinamento della falange del mignolo ti permetteva di...») oppure alla creazione di situazioni irreali completamente inventate («gli alieni provenienti da Tofone, un pianeta del sistema solare dell'Ongia vengono sulla terra e...»). L'ortografia del testo non deve essere necessariamente corretta, anzi, essendo sgrammaticata diventa più ridicola e quindi di successo.

La tecnica più comune di umorismo surreale è forse quella del mwxwmwyanon sequitur, in cui una affermazione è seguita da un'altra senza alcuna progressione logica.

«Breve racconto: un uomo si sveglia al mattino e scopre di essersi trasformato nei propri plantari.»

(Woody Allen, Citarsi addosso, trad. di Cathy Berberian e Doretta Gelmini, Bompiani, 1996)

«Spesso vado a pesca di termosifoni, tranne quando calpesto i crostacei di montagna.»

(Mike Z., Nonsense Book, 1997)

In campo cinematografico, l'umorismo surreale si afferma sin dagli anni trenta del Novecento: lo si può ritrovare, per esempio, in alcune gag di mwzgStanlio e Ollio, e in maniera quasi esclusiva nei film dei mwzwFratelli Marx. In seguito viene usato massicciamente nei mw0acartoon, specialmente in quelli americani della mw0qWarner Bros. In Italia un chiaro esempio è dato dalle pellicole grottesche e iperreali di mw0gPaolo Villaggio, in special modo in quelle della saga aventi come protagonista il ragionier mw0wUgo Fantozzi. A livello musicale si può ritrovare spesso una forma di umorismo nonsense nelle canzoni del gruppo mw1aElio e le Storie Tese

Il ritmo nella comicità

Il ritmo nella comicità è un aspetto fondamentale, come nella mw1wpoesia, sia per quanto riguarda i testi che la mw2amimica, ed aiuta ad aumentare l'effetto comico e la mw2qrisata.

«Qual è il segreto della...»
«Rapido, devi essere rapido» mw3qmw3g(mw3wDaniele Luttazzi, in un'intervista)

Stili cinematografici/filmografici

Anche nella cinematografia vi sono particolari stili peculiari del mondo dell'umorismo, tra cui:

Mad run sketch

I "mad run sketch" (conosciute in italiano come scenette accelerate) sono sequenze riprodotte a velocità superiore alla norma caratterizzate da un incalzante accompagnamento musicale. Solitamente vengono proposte nel caso in cui un personaggio si trova costretto a scappare da una minaccia imminente, la quale generalmente si risolve in un falso allarme. La loro scarsa plausibilità riesce ad amplificarne l'humour (si tratta infatti di scene mw5apantagrueliche). Tra i film che fanno uso di questa tecnica sono da annoverare quelli di mw5qCarlo Vanzina e mw5gNeri Parenti; a tal proposito citiamo: mw5wmw6aI pompieri e mw6qmw6gScuola di ladri.

Espediente del contrappeso

L'espediente del contrappeso sfrutta i principi di una macchina semplice quale è la mw7qpuleggia per fare della buona comicità. Anche in questo caso il regista cerca di amplificare ed esagerare gli effetti che una forza applicata produrrebbe nella realtà. Esempi molto chiari dell'applicazione di quanto sopra spiegato si ritrovano nel film mw7gLe comiche e ne mw7wLe nuove comiche.

Riproduzioni all'inverso

Si tratta di un semplice espediente di mw8gmontaggio che consente di realizzare un'inversione nella riproduzione; negli anni settanta e ottanta alcune scene venivano girate e successivamente montate manualmente al contrario. In questo caso la comicità della situazione era amplificata dalla palese mancanza di fluidità di montaggio rispetto alle scene immediatamente precedenti e successive. Tra i film che utilizzano tale tecnica è da annoverare mw8wmw9aLa dottoressa ci sta col colonnello dove mw9qLino Banfi riesce a centrare dalla distanza la bocca del giovane mw9gAlvaro Vitali con una fragola.

L'umorismo come strategia di coping

Una ricerca scientifica che si basa sul modello dei quattro stili umoristici di Martincite-ref-8[8] mostra che l'umorismo non è sempre benefico per la salute mentale. Alcuni studi e meta-analisi (Plessen et al., 2020) suggeriscono che:cite-ref-0-9-0[9]

• mwaqmL'umorismo autorinforzativo agisce come fattore protettivo e strategia di coping adattiva, permettendo la regolazione emotiva.
• mwaquL'umorismo autosvalutativo, al contrario, è correlato positivamente a mwaqynevroticismo, ansia e depressione.cite-ref-0-9-1[9]

Ricerche recenti hanno inoltre indagato la relazione tra questi stili e il consumo di sostanze, rilevando che l'umorismo autosvalutativo può costituire un fattore di rischio per l'mwaqwabuso di alcol, utilizzato come meccanismo per gestire emozioni negative o mwaq0ansia sociale, mentre l'umorismo autorinforzativo tende a moderare tali comportamenti.cite-ref-10[10]

Note

cite-note-11. mwargMassimo Centini, mwarkPassioni, umori e temperamenti. La teoria dei quattro umori, in mwaroFisiognomica. Nei segni del volto i destini dell'uomo, Verona, Demetra S.r.l., marzo 2000, pp.mwars 44-57.
cite-note-22. mwar8Sigmund Freud, mwasaIl motto di spirito e le specie della comicità, in mwaseIl motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio, Paperbacks saggi, n.mwasi 169, Roma, Newton Compton Editore, gennaio 1985, pp.mwasm 214-268.
cite-note-33. mwascmwasgGianni Celati, mwaskDai giganti buffoni alla coscienza infelice, in mwasoFinzioni occidentali. Fabulazione, comicità e scrittura, Serie critica, n.mwass 32, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1975, pp.mwasw 81-131.
cite-note-44. mwatamwatemwatiThe comic, su mwatmbartleby.com.
cite-note-55. Questo genere di umorismo pessimistico si chiama mwatcumorismo nero. Un altro scrittore novecentesco che utilizzò l'umorismo nero fu mwatgJaroslav Hašek nel romanzo mwatkmwatoIl buon soldato Sc'vèik.
cite-note-66. Nazareno Padellaro, mwat4La comicità del Manzoni, Cappelli Editore, Bologna 1962, p.52
cite-note-77. Mattew Hodgart, mwauiLa satira, mwaumIl Saggiatore di Alberto Mondadori Editore, p. 118
cite-note-88. mwauc(mwaugmwaukEN) Rod A. Martin, Patricia Puhlik-Doris e Gwen Larsen, mwauomwausIndividual differences in uses of humor and their relation to psychological well-being: Development of the Humor Styles Questionnaire, in mwauwJournal of Research in Personality, vol.mwau0 37, n.mwau4 1, 2003-02, pp.mwau8 48–75, mwavaDOI:mwave10.1016/S0092-6566(02)00534-2. mwaviURL consultato il 26 gennaio 2026.
cite-note-0-99. mwavg(mwavkmwavoEN) Diana Vois e Lavinia E. Damian, mwavsmwavwPerfectionism and emotion regulation in adolescents: A two-wave longitudinal study, in mwav0Personality and Individual Differences, vol.mwav4 156, 2020-04, pp.mwav8 109756, mwawaDOI:mwawe10.1016/j.paid.2019.109756. mwawiURL consultato il 26 gennaio 2026.
cite-note-1010. mwawyc4t3r1n4b0rg3s3, mwawcmwawgUmorismo, personalità e consumo di alcol: cosa dice la ricerca, su mwawkState of Mind, 21 gennaio 2026. mwawoURL consultato il 26 gennaio 2026.

Bibliografia

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• Rino Cerritelli, mwaygmwaykL'intelligenza umoristica, Scripta Volant, 2019

Altri studi:

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• Martin Grotjahn, mwazmSaper ridere, psicologia dell'umorismo, Milano, Longanesi 1981
• Fabrizio Scrivano, mwazuUna certa idea del comico, Firenze, Pacini, 2002
• Francesco Scrofani Cancellieri, mwazcMusica ridens. Espedienti umoristici in 500 anni di composizioni, pagg. 254, Varese, 2015, mwazgZecchini Editore, ISBN 978-88-6540-136-1
• mwazsPeter L. Berger, mwazwHomo ridens. La dimensione comica dell'esperienza umana, Bologna, Il Mulino, 2013 (pp.mwaz0 312, Brossura, ISBN 978-88-15-24679-0)

Voci correlate

• mwaaiUmorismo nero
• mwaaqGallows humor
• mwaaoComico

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Arthur Koestler, humour, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefinternet-encyclopedia-of-philosophy(EN) Aaron Smuts, Humor, su Internet Encyclopedia of Philosophy.
• citerefstanford-encyclopedia-of-philosophy(EN) Morreall, John, Philosophy of Humor, su Stanford Encyclopedia of Philosophy, 20 novembre 2012.
• (EN) Umorismo, su Comic Vine, Fandom.